Bobby Fischer

Ho sempre amato il gioco degli Scacchi fin da quando avevo 6 anni. Avevo cominciato a giocare ad Ortelle, me lo aveva insegnato un mio coetaneo, vicino di casa, ed ho sempre comtinuato a farlo, anche se con frequenze alterne, in modo amatoriale.

ChessIeri sera, mi è capitato di sintonizzarmi su Sky Arte, un canale che amo moltissimo, ed era da poco cominciato un programma dedicato a Bobby Fischer, uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi.

Bobby Fischer fu ricordato per la sfida del secolo, per quel Campionato mondiale di Scacchi, disputato a Reykjavik nel 1972, che lo vide sfidare l’allora Campione del Mondo, il sovietico Boris Vasil’evič Spasskij; quel Campionato non era solo la sfida per designare il nuovo campione di una disciplina tanto affascinante come quella degli Scacchi.

Quel Campionato aveva, malgrado tutto, una valenza politica, era la trasposizione sulla tavola dalle 64 caselle della Guerra Fredda, visto che Bobby Fischer, lo sfidante era americano mentre il campione in carica era russo.

Bobby Fischer all’età di 15 anni vinse il Campionato degli Stati Uniti e divenne Gran Maestro.

Da lì l’ascesa fino ad arrivare alla sfida del secolo, che lo portò alla conquista la corona degli scacchi il 1º settembre 1972. La perse per essersi rifiutato di difenderla il 3 aprile 1975.

Fu un personaggio controcorrente, introverso, sempre in lotta con il mondo e le sue convenzioni sociali, ma in lotta anche con se stesso, con la sua ombra.

 

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